Periodi di Storia
La stazione litica presso la foce del canale Romandato, a N.O. di Ischitella, è da considerarsi fondamentale per la conoscenza e la periodizzazione del Paleolitico antico garganico.
Dalle ricerche effettuate da A. Palma di Cesnola nella zona, risulta che una grandissima quantità di manufatti, soprattutto quelli ascrivibili al periodo preacheuleano, appare fortemente fluitata con smussature degli spigoli, ammaccature, ecc.; deriverebbe cioè da stazioni poste più a monte, nella zona attraversata dal Romandato. L'erosione delle acque deve aver trascinato tale materialenell'alveo del torrente, fluitato e depositato in successivi terrazzamenti. Le stazioni d'origine quindi devono trovarsi sulle colline della Difensola e soprattutto del monte Civita tra le quali scorre il Romandato. Le tracce dei primi abitatori di queste colline potrebbero essere state cancellate dall'azione erosiva dei ghiacciai durante i periodi glaciali del Riss e del Würm, nel corso dei quali tutto il Gargano subì profonde modifiche.
Nel giacimento situato presso la foce del Romandato la serie di manufatti attribuibili al Clactoniano antico è costituita da reperti di grandi dimensioni, schegge di fattura grossolana con pochi ritocchi, strumenti su ciottolo, bifacciali oltre a grandi dischi a sezione piano convessa o biconvessa. In una fase più evoluta si registrano manufatti ricavati da schegge con forme più regolari, raschiatoi ad ampio ritocco e alcune bifacciali.
Sempre in territorio di Ischitella, in località Irchio, nei pressi del lago Varano, è stata rinvenuta una stazione preistorica all'aperto attribuibile al Paleolitico medio (Musteriano). Le ricerche condotte a più riprese da studiosi dell'Università di Firenze hanno evidenziato, pur nel quadro della cultura Musteriana, la presenza di due complessi industriali ben distinti: negli strati più profondi (str. 5) una facies culturale con i caratteri tipici del Musteriano, per lo più punte e raschiatoi lavorati con ritocco appiattito e a volte finissimo, ritrovati in uno stato fisico fresco, a spigoli vivi; nei livelli sovrastanti, invece, insieme a pochi esemplari del Musteriano classico, si sono trovati in gran numero manufatti a margini spesso denticolati, ritoccati più rozzamente.
Questi ultimi sarebbero stati trasportati dalla parte più a monte del giacimento in seguito a fenomeni erosivi.
Nella stazione all'aperto di Irchio, come in altre della stessa epoca nel Gargano nord, non sono rinvenuti resti di fauna per cui è difficile ricostruire il tipo di vita, soprattutto l'attività di caccia praticata dagli uomini che si fermarono nella località. Indicazioni precise, invece, ci giungono dagli insediamenti in grotta, ubicati in altre zone, ma risalenti allo stesso periodo: questi ultimi, abbastanza numerosi, forse per il clima più rigido del periodo glaciale di Würm, hanno dato resti di Equidi, Cervidi, Capridi. Gli insedimenti all'aperto, quindi, meno frequenti di quelli in grotta, ebbero forse un carattere stagionale.
Il Campignano è presente nel territorio di Ischitella soprattutto con una stazione nella Grotta Pippola (nei pressi della riva orientale del lago Varano). Il complesso dei reperti restituiti nel corso di una campagna di scavi è di tale importanza da costituire un caposaldo nella periodizzazione del Campignano garganico, insieme alla stazione di Isola Varano. L'insieme del materiale litico dello strato 4 è caratterizzato quasi esclusivamenteda forme biconvesse: picconcini, discoidi, ovaloidi, elissoidi con pochi tranchets di accettine lavorati in maniera non molto accurata. Rara è l'industria su scheggia e lama.
Sono importanti soprattutto i frammenti di ceramica rinvenuti nello strato 4. Si tratta di ceramica prevalentemente di grande formato, d'impasto scuro, grigio o rossiccio, con anse ad anello o a gomito del tipo Cellino San Marco, con pareti spesse, superfici opache, ruvide all'esterno e alcuni pezzi con segni di spatola tura. La decorazione è "a pizzico" a intagli verticali, a linguette plastiche, alcuni con incisioni acrudo, a linee parallele o a zig zag. La ceramica a piccolo formato (ciotole, tazze) si presenta più fine, con superfici lisce, di colore nero e rosso bronzo.
Gli avanzi di pasto rinvenuti negli strati 4 e 4a consentono di fare dei riferimenti al tipo di economia che vigeva nella popolazione che viveva nella grotta. Lo strato 4a, attribuito al Neolitico superiore (circa 5.000 anni fa) sulla base di frammenti ceramici del tipo Diana-Bellavista, ha restituito avanzi di bue, di maiale, specie che testimoniano attività di allevamento assieme a quella tipicamente pastorale(capre, pecore); ciò sta a testimoniare forse un incremento progressivo delle attività pastorali fino all'età del bronzo. Il bue di Grotta pippola per le sue dimensioni ridotte è stato confrontato col tipo brachicero che si trova nelle palafitte e nelle terremare dell'Italia settentrionale. Nello strato 4 sono presenti anche resti di lepre, tartaruga e oca palombella a riprova del persistere in età neo-eneolitica, dell'attività venatoria. Nello strato 4 vi sono tracce comprovanti la presenza nel Gargano di popolazioni a "cultura di Laterza". Il livello 3 della stessa grotta ha restituito, oltre a manufatti litici su scheggia, raschiatoi, nuclei, anche ceramiche del tipo "Protoappenninico B".
La presenza umana nella zona più interna del territorio di Ischitella è testimoniata esclusivamente da materiale litico rinvenuto in superficie sulle pendici della collina di Monte Grande (tra Ischitella e Vico).
La stazione, pur avendo restituito manufatti acheulani del tipo rinvenuto alla foce del Romandato, si caratterizza soprattutto per la notevole quantità di pezzi bifacciali: tranchets, accette in numero considerevole (costituivano il corredo essenziale delle comunità garganiche in età neolitica soprattutto), inoltre discoidi, elissoidi, ovaloidi e altri frammenti di cultura campignana. Si tratta di un'industria di dimensioni notevoli, con una presenza rilevante di pezzi generici, mentre gli strumenti più curati (scalpelli e fogliati) si trovano in percentuale minima. La tecnica usata, infatti, può definirsi grossolana.
In base a queste caratteristiche specifiche il giacimento di Monte Grande e stato collocato in una fase intermedia del Campignano garganico, tra quella di Macchia di Mare e quella di Gratta Pippola (str. 4).
Una ulteriore prova dello spostamento verso l'interno della popolazione in un'età in cui l'economia è legata sempre più al disboscamento e alle cave di selce, si ha con la stazione rinvenuta in una località presso il torrente Scarcafarina (tra Ischitella e Carpino) posta ai piedi delle colline Civita e Tribuna.
Si tratta di un'officina litica usata dagli uomini della preistoria per rifornirsi di materia prima, si trovava nei pressi di una cava di selce. L'estrazione di grandi arnioni sferoidali dagli strati di calcare cretaceo avveniva con l'aiuto di "picconi" silicei di grandi dimensioni, alcuni a sezione triangolare. Il materiale estratto veniva sgrossato sul posto, A Scarcafarina la stazione ha dato un numero rilevante di manufatti macrolitici, molte scaglie, schegge di sgrossamento, pezzi lavorati in maniera sommaria con vari ritocchi, così probabilmente venivano esportati per essere rifiniti nei luoghi d'importazione.
Riguardo alle tecniche usate, la facies di Scarcafarina, pur collocabile nella fase C1 del neo-eneolitico garganico, presenta caratteri nettamente arcaicizzanti, mancano le forme più raffinate: scalpelli tipo "Macchia di Mare", accettine, ecc. frequenti nelle stazioni costiere. Gli strumenti appaiono adatti più a opere di disboscamento e scavo, indice di una economia basata essenzialmente sullo sfruttamento del patrimonio forestale.