Grotta Carsica





Reperti di Monte Civita





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Grotta Carsica
La grotta rappresenta un antico inghiottitoio che smaltiva le acque del fondovalle del torrente romandato quando questo non si era ancora approfondito alla quota idrografica attuale; è evidente che l'ingresso attuale celato per molto tempo è stato riaperto grazie all'attività di animali selvatici ed alla erosione superficiale del terreno ad opera delle acque meteoriche.
La grotta si presenta come unico ambiente abbastanza vasto, un gruppo di stalagmiti occupa prevalentemente la parte centrale e più depressa della cavità. Le forme stalattitiche sono la caratteristica predominante e tra queste quelle a cannula fanno di questa cavità un esempio unico nel Gargano: almeno tra le grotte conosciute.
Le concrezioni sono in gran parte di carbonato puro e bianchissimo, tranne in alcuni casi dove si presentano rossastre a causa della presenza di ossidi di ferro (terra rossa).
Questa grotta appare ai nostri occhi e con assoluta certezza tra le più belle del promontorio e per questo ci si auspica un intervento urgente ed adeguato per la sua messa in sicurezza per preservarne l'incomparabile bellezza.
La Necropoli del Cigno Nero
vedi "Monte Civita"
L'insediamento di Monte Civita è calcolato sul punto geodetico posto a 476 metri s.l.m.. Le sue coordinate geografiche sono Lat. Est 3°26'14", Long. Nord 41°52'56".
Esso è caratterizzato da un rialzo collinare esteso per circa 2 kmq con un dislivello complessivo di 71.51 metri. ha alla sua base la valle dove il torrente Romondato corre trascinando via il segreto delle più antiche vicende archeologiche della regione.
I primi e soli scavi ufficiali, nell'area di Monte Civita furono compiuti nel 1957 seguiti da numerose segnalazioni e conseguenti scavi clendestini. La necropoli si estende su un pianoro riparato da un lato dalla sommità del monte con esposizione a levante ed è caratterizzata dal rito dell'inumazione, che viene effettuato con la deposizione rannicchiata su un fianco, tipologia di sepoltura utilizzata in tutta la regione pugliese, sicuramente durante l'età del Ferro ma anche dopo, ed è diffuso anche nella vicina Enotria, nel Piceno, nell'Illiria.
Le sepolture sono collocate in tombe a fossa di forma troncopiramidale, la cui copertura è costituita da un lastrone, è attestato il rito delle deposizioni multiple, caratterizzate da corredi tra i quali, nei più antichi, sono assenti i canonici elementi ceramici (vasi geometrici) ma presenti vasi d'impasto scuro, abbondano il bronzo l'ambra, la pasta vitrea ed il ferro. Tra gli elementi che compongono i corredi spicca costantemente il gran numero e la varietà degli oggetti di ornamento personale.
Il mondo dell'uomo, dall'eroe al privato cittadino, si definisce fra scene di guerra, palestra e convito; il mundus muliebris trae primaria caratterizzazione dagli oggetti di adorno e da quelli attinenti alla lavorazione della lana, molto spesso associati.
Diventa sempre più frequente il processo metonimico per cui i simboli più ricorrenti della filatura, fuso fuseruola canocchia kalathos insieme o anche uno solo di questi bastano ad evocare quelle attività e a qualificare onorevolmente come sposa la donna a cui sono riferite.
Le fuseruole si rinvengono quasi costantemente fra il V secolo a.C. e la prima metà del IV. Elemento indicativo per caratterizzare quale fosse il compito terreno della defunta è la presenza di una sola fuseruola che indica l'atto di filare che opportunamente montata, su di un lungo supporto rigido, diventava a tutti gli effetti un fuso; mentre la presenza di numerose fuseruole indica l'azione della tessitura in quanto esse servivano per tenere tesi i fili dell'ordito
Si devono anche considerare le operazioni connesse alle due attività; per la tessitura è necessaria una notevole vigoria fisica che si addice alle giovani donne, per la filatura operazione di solito svolta seduta con metodico e paziente impegno si addice a donne in età avanzata ma anche a giovani mamme che impegnate nella cura dei figlie nella gestione dell'oikos non possono occuparsi dell'impegnativa tessitura.
Sembra plausibile accogliere l'ipotesi che tali strumenti, classici attribuiti alla Moire, (destino) siano collocati nelle tombe a simboleggiare il corso dell'esistenza, il filo della vita che continua dopo la morte.
Nella sua intima eccezione di "decorar" la persona in occasione di tutti quegli eventi straordinari che la mettono in relazione con il divino, tutto quanto attiene al mondo della cosmesi soccorre ad enfatizzare nei contesti funerari il momento di passaggio della defunta nell'aldilà.
L'uso di un determinato tipo di fibula è collegato al sesso dell'individuo: c'erano fibule prevalentemente femminili e fibule prevalentemente maschili.
Probabilmente quelle ad arco semplice, a sanguisuga, con arco rivestito o a navicella, appartengono al mondo femminile mentre a all'ambito maschile possono essere ascritte quelle con arco serpeggiante. Non possiamo avvalerci della statuaria o della pittura per distinguerne il tipo, in quanto le fibule raramente trovano posto in tali raffigurazioni.
In Daunia se si prendono ad esempio le Stele, sulle quali vi sono ornamenti, che si suppongono femminili, le fibule sono tutte caratterizzate da un arco variamente conformato ma sempre con staffa lunghissima, spesso con bottone terminale. Le fibule rinvenute nelle sepolture non sempre rappresentano il costume ma molte volte hanno solo una funzione funeraria, sono presenti sulle spalle, ai lati del capo, sul petto, sul bacino, sulle gambe accanto alle mani dei defunti, con una varietà, nella collocazione, che indica che non sempre erano indossate.
A tale proposito appare estremamente sensato cercare di valutare le fibule, più che come elemento di distinzione dell'uno dell'altro sesso, come "spia" del tipo di abito al quale venivano applicate, tentando quindi di riconoscere e di distinguere gli indumenti maschili da quelli femminili,ferma restando una loro esclusiva utilizzazione rituale di tipo funerario a chiusura del sudario.
Il Pendaglio a Spirale di origine antichissima; compare già in epoca paleolitica come stilizzazione del corno di bisonte, per trasformarsi n epoca neolitica in motivo decorativo astratto dei corpi dei vasi.





Nella civiltà cretese e micenea, ma anche per tutti popoli del mediterraneo, la spirale divenne il principale motivo decorativo. Durante l'età del bronzo la spirale è molto utilizzata per le fibule nei pendagli ed anche per gli spilloni. Di solito il pendaglio era posto sulla spalla sinistra della defunta, mediante una fibula ed era abbinato ad altri elementi decorativi.
Lo Spillone era composto da un ago appuntito, adatto a perforare, ed una testa variamente conformata escogitata per l'esigenza di impedire che l'ago scivolasse via facilmente ed assolvesse meglio al suo compito di raccordare e fissare tra loro del cuoio, delle pelli, dei tessuti.
Considerati nel loro complesso questi simboli della bellezza e del fascino femminile, nel particolare contesto funerario si colorano dunque di valenze simboliche echeggianti l'originario aspetto sacrale della cosmesi strettamente legato al culto delle statue divine.
Nella sua intima eccezione di "decorare" la persona, tutto ciò che attiene al mondo della cosmesi soccorre ad enfatizzare nei contesti funerari il momento di passaggio della defunta nell'aldilà.
L'ambra venne importata per tutta la metà del primo millennio, ed utilizzata nella realizzazione di suppellettili di pregio, con la pasta vitrea per la realizzazione di collane destinate a donne di alto rango, ma anche per oggetti di semplice e modesta manifattura per persone di ceto modesto che ad essi ambivano per le proprietà terapeutiche ed apotropaiche insite nell'ambra.
Lance e Giavellotti
Sono classificati tra le armi offensive di fondamentale importanza nelle tattiche belliche. La lancia è un'arma da urto, utilizzato nel combattimento ravvicinato, quindi ha maggiori dimensioni nella punta e nell'asta; il giavellotto è la classica arma da getto, e per poter essere lanciata a distanza deve essere agile e leggera, di conseguenza è più corta della lancia sia per la punta sia per le dimensioni dell'asta.
Il giavellotto era all'origine uno strumento per la caccia , la lancia , come arma da urto era soprattutto utilizzata come strumento bellico.
La lancia deposta nelle sepolture connota il defunto nelle sue prerogative marziali, nel ruolo che ha svolto in vita e che la comunità gli riconosce anche dopo la morte.
Nel nostro caso sono state rinvenute al di fuori della sepoltura, cioè sono state deposte dopo la tumulazione del defunto, come segnacolo estremo di identificazione e caratterizzazione dei defunti.
Molto particolare la Kylix a figure nere, assegnabile al tipo Delicate Class, la cui origine è da rintracciare nella ceramica attica a figure nere, così come si evince dalla tecnica utilizzata per la decorazione, sul cui tondello interno è raffigurato un volatile acquatico, airone o cigno.
Il periodo di produzione corrisponde a quello della produzione a figure rosse della Magna Grecia. Tali oggetti cominciano ad essere prodotti alla metà del V secolo a.C.. La raffigurazione del cigno non è originaria dell'arte figurativa indigena sembra invece, che sia mutuata da raffigurazioni significativamente ricorrenti sulle Kylikes attiche a figure nere. ? confrontabile con alcune simili provenienti dalla Peucezia (Ceglie del Campo e Rutigliano), dal Melfese, ma risulta unica proveniente dalla Daunia Garganica che suggeriscono l'ipotesi di apporti con popolazioni della Magna Grecia; la coppa può essere datata alla seconda metà del V secolo a.C.
La ricchezza delle tipologie ornamentali se da un lato testimonia la floridezza dell'insediamento, dall'altro pone l'attenzione sugli intensi rapporti mantenuti dallo stesso non solo con i territori finitimi (piceno e medio adriatico) e l'area tirrenica ma anche con l'opposta sponda dell'Adriatico.
Sicuramente farà molto discutere il rimanente materiale ceramico ad impasto, probabilmente, di tipo buccheroide con forme bitroncoconiche o semplici scodelle che richiamano alla memoria oggetti di ben altra datazione. Una domanda rimane nel nostro studio.
I reperti ceramici recuperati possono inserirsi nell'ambito della diffusione del bucchero in Daunia?
L'assenza di vasi canonici del rituale daunio più conosciuto, indiziano con chiarezza una cultura lontana dai modelli della piana e consentono di proporre un ambito culturale non daunio e, piuttosto afferente alla area sannita-campana probabilmente con apporti di popolazioni provenienti dalla Bassa Etruria.
Sarà necessario quanto prima affrontare uno studio completo, con dati precisi sulla composizione dei corredi, sull'evoluzione delle forme e sull'identificazione di eventuali officine e fabbriche ceramiche locali o di cerchie officinali apule probabilmente di tradizioni campane o sannitiche-etrusche.
La mostra "Ischitella tra Storia ed Archeologia" promossa dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, con l'intervento finanziario del Comune di Ischitella, rappresenta un momento importante nella storia della ricerca e della valorizzazione del patrimonio culturale, fornendo un utile riscontro per un'approfondita conoscenza degli usi e costumi del territorio garganico.
Barker definisce l'archeologia nel suo rapporto con il paesaggio (Landscape Archeology) "come lo studio archeologico del rapporto tra le persone e l'ambiente nell'antichità, e dei rapporti fra la gente e la gente nel contesto dell'ambiente in cui abitava".
L'esposizione si propone di evidenziare il valore non certo economico dei documenti scoperti ponendo maggiore interesse alla conservazione e alla tutela.
La mostra non sarà un susseguirsi di oggetti ma un riesame del passato attraverso nuove tecnologie che sempre più avvicinano al mondo dei giovani; un'occasione di conoscenza con la partecipazione e la sinergia di interventi con altre professionalità (antropologia, studio del DNA, archeometria termo fotoluminescenza numismatica e restauro), con la collettività per rendere la comunità di Ischitella, consapevole che nulla le è stato tolto ma molto le viene reso.
Il fine della mostra è quello di dare a tutti la possibilità di godere e comprendere l'eredità del passato e la civiltà della loro progenie.
L'idea della mostra è nata dalla necessità di rapportare il mondo dei vivi con quello dell'oltretomba, dove la vita sembra proseguire, considerando che i progenitori desideravano avere con loro gli oggetti più cari. Il fine della mostra è quello di dare a tutti la possibilità di godere e comprendere l'eredità del passato e la civiltà della loro progenie.
Gli oggetti vengono considerati come un ricco patrimonio di dati scientifici, indispensabile fonte di conoscenza, è attraverso il rispetto dell'antico, della conservazione delle testimonianze del passato e la loro trasmissione nel tempo che si ritrova l'identità culturale del passato.
A dare il la all'allestimento della mostra archeologica Ischitella tra storia e archeologia è stato il recupero di un grosso corpus reperti compiuto sul monte Civita: tombe scavate nella roccia calcarea,disposte a breve distanza l'una dall'altra. E' stata rinvenuta anche una vera e propria necropoli databile ai secoli V e IV a.C.: le tombe sono di forma trapezoidale e ovoidi con deposizioni plurime. L'insediamento è ubicato a 476 metri s.l.m.
La mostra, promossa dalla soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, con un intervento finanziario del comune di Ischitella, ha una valenza significativa per la storia della ricerca e della valorizzazione del patrimonio culturale. Secondo le intenzioni degli organizzatori sarà utile per approfondire la conoscenza di usi e costumi del territorio garganico.
L'allestimento si propone di essere un riesame del passato per mezzo di nuove tecnologie, quali studio del DNA, archeometria, termo e fotoluminescenza, numismatica e restauro. A fare da fil roug ell'esposizione è stata la necessità di rapportare il mondo dei vivi con il mondo ultraterreno,dove la vita sembra avere un seguito, come i nostri progenitori credevano, visto il corredo funebre composto da oggetti tra i più vari che accompagnava le sepolture. E gli oggetti rinvenuti costituiscono un ricco patrimonio di dati scientifici, indispensabile fonte di studio e conoscenza. Perché il rispetto e la conservazione delle testimonianze del passato, insieme alla memoria di esse che se ne fa, contribuiscono a ritrovare l'identità culturale del passato.
La mostra è collocata all'interno dell'ex convento di S. Francesco un antico edificio ora intitolato a Pietro Giannone. Finalità della mostra è innestare un processo di sviluppo culturale, sociale, economico e turistico. Un itinerario tematico unirà la storia di Monte Civita con la conservazione e la valorizzazione del rinvenimento, il restauro dei reperti e la loro catalogazione, la divulgazione scientifica e la conoscenza della storia locale e dell'evoluzione dell'ambientale.
La mostra si sviluppa in tre sale, all'interno delle quali sono state sistemate dieci vetrine di piccole dimensioni e otto bacheche per l'esposizione dei monili.
La mostra sarà il veicolo che:
Il lato culturale deve emergere spontaneo e gradevole, variato non imposto e deve comunicare partecipazione rispetto.